Non devi cambiare fondo pensione. Ma oggi puoi scegliere

2 Novembre 2026

Non devi cambiare fondo pensione. Ma oggi puoi scegliere

 

Per anni, parlando di previdenza complementare con clienti e risparmiatori, mi sono trovato davanti a una situazione piuttosto curiosa.

Molte persone erano iscritte a un fondo pensione senza averlo realmente scelto.

Non perché fosse il migliore.

Non perché fosse quello più adatto alle loro esigenze.

Semplicemente perché era l’unico modo per ottenere il contributo del datore di lavoro.

Da quest’anno le cose potrebbero cambiare in modo significativo.

Una recente novità normativa consente infatti a chi iscritto ad un fondo pensione negoziale, dopo i requisiti previsti dalla legge, di trasferire la propria posizione previdenziale verso un’altra forma pensionistica mantenendo anche il contributo del datore di lavoro.

Per qualcuno è un dettaglio tecnico.

Per me è molto di più.

La vera novità non è il trasferimento

Molti stanno discutendo se questa norma sia giusta o sbagliata.

Se favorirà i fondi aperti, se danneggerà i fondi negoziali, se creerà nuovi equilibri nel mercato.

Sono temi importanti.

Ma credo che il punto centrale sia un altro: la vera novità non è la possibilità di trasferire un fondo pensione.

La vera novità è la possibilità di scegliere.

Per la prima volta il lavoratore può valutare diverse alternative senza perdere automaticamente il contributo dell’azienda, che fino ad oggi rappresentava spesso un forte vincolo alla scelta.

 

Quando la concorrenza fa bene

Ho sempre creduto nella concorrenza.

Vale per le aziende, vale per i servizi, vale per gli investimenti e credo che valga anche per la previdenza.

Quando le persone possono scegliere liberamente, tutti sono costretti a migliorare: abbassare costi, migliorare i servizi, l’assistenza, la comunicazione, i rendimenti, la qualità della gestione.

In altre parole, la concorrenza non dovrebbe spaventare chi lavora bene.

Dovrebbe premiarlo.

 

Attenzione: non sto dicendo che bisogna cambiare

Vorrei essere molto chiaro.

Questo non è un invito a trasferire automaticamente il proprio fondo pensione.

Non tutti dovranno farlo. Non tutti avranno convenienza a farlo.

Esistono buoni fondi negoziali.

Così come esistono eccellenti soluzioni tra fondi aperti e piani individuali pensionistici.

Il punto non è cambiare.

Il punto è valutare.

Perché una cosa è restare in un fondo dopo aver confrontato le alternative.

Un’altra è restarci perché non si aveva scelta, per abitudine, pigrizia o disiformazione

 

La domanda giusta

Negli ultimi anni ho visto molte persone concentrarsi esclusivamente sui rendimenti, altri solo sui costi, altri ancora solo sul contributo del datore di lavoro.

La realtà è che una scelta previdenziale dovrebbe essere molto più ampia.

Bisogna considerare:

  • costi;
  • rendimenti;
  • qualità della gestione;
  • assistenza;
  • pianificazione complessiva;
  • la propria “anzianità” lavorativa
  • obiettivi personali e familiari.

La previdenza non è una gara tra prodotti.

La previdenza è un progetto che accompagnerà una parte importante della nostra vita.

Un progetto da pianificare col proprio consulente finanziaria, studiando insieme a lui soluzioni personalizzate

 

Una libertà in più

Forse questa novità non cambierà immediatamente il sistema previdenziale italiano.

Forse molti lavoratori decideranno legittimamente di restare dove sono.

Ma credo che introduca un principio importante: il principio della libertà di scelta.

E ogni volta che un risparmiatore può scegliere in modo più consapevole, il sistema nel suo complesso tende a migliorare.

Per questo motivo considero la portabilità del contributo datoriale una delle novità più interessanti degli ultimi anni nel mondo della previdenza complementare.

Non perché obbliga qualcuno a cambiare.

Ma perché permette, finalmente, di scegliere.